Maria Fermanelli, fondatrice di Cose dell’Altro Pane, è un’imprenditrice nel settore alimentare. La sua azienda artigianale è specializzata nella produzione e nella distribuzione di prodotti freschi per malati di celiachia con una capacità produttiva giornaliera pari a  circa 1.500 pezzi e una clientela composta da circa 600 clienti tra farmacie e negozi specializzati sparsi su tutto il territorio nazionale. Un’impresa in grado di coniugare creatività, innovazione e responsabilità sociale.

Descrivere il percorso imprenditoriale di Maria Fermanelli significa raccontare un’avventura professionale sempre in movimento, nella quale prima latente, e poi mano a mano sempre più evidente, è andato manifestandosi il gene dell’imprenditorialità.

Il dinamismo è, infatti, il canone prevalente che contraddistingue approccio e metodi dell’azienda «Cose dell’altro Pane », fondata circa 10 anni fa da Maria Fermanelli e dedicata alla produzione ed alla commercializzazione di prodotti alimentari freschi e di qualità destinati alle persone affette da celiachia.

Un’avventura che è il coronamento di un percorso di ricerca professionale e personale sempre in evoluzione.

Indipendente sin dagli esordi – laurea in architettura e libera professione esercitata per un lungo periodo prima di dedicarsi alla gestione dell’installazione dei ripetitori per i cellulari per le multinazionali telefoniche –  la Fermanelli ha sviluppato il proprio cammino personale e professionale sempre alla ricerca di un’idea/intuizione che potesse segnare l’inizio di un percorso imprenditoriale autonomo.

Un’attesa mai vissuta in tono remissivo ma sempre come sfida, con un atteggiamento proattivo e positivo, investendo su quel bagaglio di capacità relazionali che costituisce uno dei suoi punti di forza riconosciuti.

L’intuizione, come spesso accade, arriva “per caso”, da quel motore inesauribile che è l’esperienza di vita (in questo caso il vaso comunicante è rappresentato dal circolo delle amicizie scolastiche delle figlie), ma viene affrontata da “imprenditrice in pectore” con metodo, studiando e monitorando condizioni di mercato e concorrenza potenziale.

L’idea permette la sintesi di elementi che, sebbene ancora non sistematizzati, sono già presenti nel carattere e negli interessi dell’imprenditrice: la forte voglia di indipendenza, il senso della responsabilità sociale, il valore riconosciuto alla artigianalità, la considerazione per il lavoro manuale, la passione per la tradizione e per la cucina.

Tutti pezzi di un puzzle che sono andati ricomponendosi in un progetto che man mano nel tempo li ha ricompresi, sviluppandoli.

La presenza tra gli amici delle figlie di un giovane sofferente di celiachia ha dunque permesso alla Fermanelli (all’epoca ancora libera professionista), di entrare in contatto con la malattia e con tutte le problematiche ad essa connesse, una realtà complessa nella quale permangono domanda e bisogni non ancora pienamente soddisfatti.

La celiachia è, infatti, una intolleranza alimentare al glutine, patologia che rende obbligatorio escludere dal proprio regime alimentare molti cibi comuni quali pane, pasta, biscotti e pizza, tutti contenenti questa sostanza.  Una patologia che interessa, secondo il censimento contenuto nella relazione annuale al Parlamento del 2009, oltre 110mila italiani, anche se si stima che il numero dei colpiti dalla malattia sia notevolmente superiore, con un incremento annuo di 20.000 nuove diagnosi.

Una lacuna, quella della presenza di prodotti freschi e di alta qualità espressamente dedicati a questa quota di cittadini, che dunque stimola l’interesse dell’imprenditrice e che sancisce la creazione di un primo nucleo di impresa a carattere locale, che andrà nel corso degli anni ingrandendosi, fino a rappresentare un punto di riferimento nazionale per i malati e i propri familiari.

Gli elementi chiave del successo imprenditoriale

La Società a Responsabilità Limitata  «Cose dell’altro pane» conta nella sua configurazione attuale 14 addetti, con un nucleo piuttosto stabile e consolidato di dipendenti e fornisce circa 600 clienti tra farmacie e negozi specializzati sparsi su tutto il territorio nazionale per una capacità produttiva giornaliera pari a circa 1.500 confezioni al giorno.

Un’azienda prevalentemente al femminile e, dunque, sensibile alle istanze della conciliazione e della maternità, che trasforma spesso il  meccanismo di sostituzione della maternità in formule di assorbimento occupazionale aggiuntivo definitivo, stante anche la propensione a investire su figure che si sono formate direttamente sul campo.

«Cose dell’altro Pane » coniuga, dunque, spirito imprenditoriale e responsabilità sociale, esplicata chiaramente non solo nella sua mission , ma che riecheggia in tutte le funzioni aziendali, dalla organizzazione interna, alle relazioni con il lavoro, alle interazioni con il pubblico.

L’anima della azienda mantiene una forte connotazione artigianale, sempre vissuta in un’ottica di ottimizzazione continua dei processi produttivi, stante gli investimenti rilevanti, preliminari ad ogni fase del ciclo di vita dell’impresa (dall’insediamento, al mantenimento di quote sul mercato).

L’innovazione è, infatti, un tratto altamente caratteristico di «Cose dell’altro Pane »: dal processo (con continui investimenti in immobilizzazioni materiali), al prodotto (attraverso la differenziazione della gamma) fino all’organizzazione (col tramite di una costante razionalizzazione dei processi).

In virtù del suo carattere di “nicchia”, gli sbocchi di mercato sono distribuiti su tutto il territorio nazionale, dove c’è una domanda estremamente eterogenea alla quale l’azienda risponde mediante un processo di diversificazione e di sperimentazione di prodotto continui.

Lo studio di tale domanda rappresenta, infatti, un processo costante per l’azienda, che tramite un fecondo rapporto di interazione con i clienti riesce anche ad anticipare ed indirizzarne i gusti, garantendo, con la varietà e la qualità dei prodotti, la fidelizzazione.

Va ricordato che la scala di produzione attuale dell’azienda non permette più la sola commercializzazione diretta dei prodotti, per cui il presidio delle vendite è garantito anche da partnership con apposite piattaforme distributive, che coprono anche il versante promozionale e comunicazionale.

L’imprenditore come veicolo di sviluppo a largo spettro

La costruzione e la gestione della propria impresa non rappresenta, nella concezione della Fermanelli, la missione esclusiva dell’imprenditore, che vive radicato nel proprio territorio e che lo partecipa contribuendo al suo sviluppo, in una logica di scambio continuo.

La figura imprenditoriale, per la Fermanelli costituisce allora un motore fondamentale della società, la cui credibilità non è un requisito aprioristico che appartiene a taluni piuttosto che ad altri, ma si configura come un elemento di merito conquistato sul campo, nel tempo, ed è contestualmente la chiave per raggiungere il successo e la sua essenza finale più vera.

Il profitto economico, quindi, non esaurisce il concetto di successo imprenditoriale ma è il prodotto, quasi indotto, della combinazione tra credibilità (e riconoscibilità), buona fede, intuizioni, capacità di rischio e fortuna.

La capacità dell’imprenditore, secondo la Fermanelli, deve essere, principalmente, quella di creare il “motore dell’istanza” e una “forza di innesco” continua nel tempo, senza scadere in atteggiamenti accentratori che determinano solo inefficienze.

Anche la capacità di delega di determinate funzioni è una prerogativa del bravo imprenditore, purché non diventi una forma di de-responsabilizzazione quanto piuttosto di condivisione di obiettivi da raggiungere e di strumenti operativi per la realizzazione del progetto imprenditoriale.

Al contempo, nella creazione dei rapporti fiduciari con altri imprenditori emerge un’ulteriore caratteristica tipica dell’imprenditore “che vale”, ovverosia quella di saper cogliere anche negli altri quelle capacità intuitive che sono alla base del saper fare impresa.

Una sorta di processo di “riconoscimento tra simili” che trova la sua origine nell’apertura mentale e nel superamento di steccati e preconcetti legati alla “demonizzazione” del concorrente.

 Il contesto attuale e le sfide del futuro

Un “mestiere” quello dell’imprenditore, per nulla valorizzato, la cui rappresentazione troppo spesso oscilla tra l’immagine di “algido manager” e quella, soprattutto riferita ai piccoli, di “grettezza, scarsa visione e conservazione”.

Una funzione che invece, per la Fermanelli, andrebbe sostenuta poiché generatrice di sviluppo e di crescita.

È per questo che la richiesta più frequente che esprimono gli imprenditori alle associazioni di categoria che li rappresentano è quella di un riconoscimento effettivo del valore della impresa, ancora di più se piccola e diffusa.

Essa rappresenta il filo d’acciaio che lega la trama dei territori,  costituisce un fattore decisivo di coesione sociale e di valorizzazione dei contesti locali, un elemento di vitalità spontanea che deve essere protetto e  potenziato.

Ciò implica che tutte le decisioni devono essere fatte nell’ottica del “think small first ”, adeguando il sistema di regole che fa da contorno all’agire imprenditoriale in funzione della domanda di semplificazione e di legalità che proviene dalla base produttiva.

La capacità di ricezione delle istanze dei territori, secondo la Fermanelli, va continuamente “stressata” e stimolata, specie per le rappresentanze intermedie, che stanno uscendo da quella autoreferenzialità che ne stava limitando l’azione e stanno procedendo verso un processo di ristrutturazione interna che va nella direzione di una più efficace messa in rete dei servizi a disposizione degli associati.