Vivoli: profumo d’impresa da 120 anni

Massimo Vivoli

Massimo Vivoli

Massimo Vivoli rappresenta la quarta generazione di una famiglia che da 120 anni è un punto di riferimento nel settore del commercio della Versilia. L’attività della famiglia Vivoli ha subito nel corso di un secolo di vita diverse trasformazioni che la rendono un caso emblematico di capacità imprenditoriale, in continua tensione verso l’innovazione.

Raccontare l’avventura imprenditoriale della famiglia Vivoli vuol dire intraprendere una cavalcata negli ultimi 120 anni di storia economica del Paese, un periodo nel quale l’azienda è andata trasformandosi di continuo, interpretando, sempre in anticipo, le mutazioni e gli umori di un mercato in costante trasformazione.

Un canone mutativo che però contiene alcuni elementi valoriali costanti che segnano in continuità il percorso effettuato. Aspetti che costituiscono i perni attorno ai quali hanno sempre ruotato le diverse anime dell’azienda e che rappresentano punti di forza in grado di garantire una sintesi costante tra fedeltà alla tradizione ed approccio proattivo ed innovativo. 

Il percorso imprenditoriale dal 1882 ad oggi

La storia dell’azienda Vivoli nasce a Viareggio all’alba di 120 anni fa, allorché il centro toscano compiva la torsione verso quell’anima spiccatamente dedita al turismo che contraddistinguerà tutto il novecento e che costituisce ancora oggi la sua principale vocazione.

E’ proprio per soddisfare una clientela esigente che nasce la produzione di cappelli di lana Vivoli, avviata dal signor Giuseppe (il bisnonno dell’attuale proprietario) in Via Regia. Inizia così una storia che si dipana per quattro generazioni, succedutesi nell’amministrazione di un “brand” commerciale che è andato rinnovandosi nel corso degli anni, ma che è rimasto legato inscindibilmente con il suo territorio, con il quale e dal quale risulta strettamente connesso.

Nel 1902 avviene la prima delle trasformazioni dell’azienda, dalla produzione e dalla commercializzazione dei cappelli, i Vivoli passano all’apertura di un vero e proprio negozio (il primo) situato in Corso Garibaldi,  e condotto dalla signora Venilia Vivoli. L’esercizio si rivolge ad una clientela selezionata tra i maggiorenti locali e i raffinati turisti che affollano la località balneare durante il periodo estivo, e affianca alla vendita dei cappelli (che provengono dalle più prestigiose case di moda allora in auge), quella di accessori di lusso quali i bastoni da passeggio, i guanti e la pelletteria  (borse, ecc.).

Una  trasformazione costante che vedrà negli anni l’azienda Vivoli abbandonare progressivamente la produzione in proprio per dedicarsi alla vendita di abbigliamento di qualità (nel 1933 c’è l’apertura del secondo negozio, quello “storico” nella centralissima Piazza Garibaldi a Viareggio da parte di Lino Vivoli, figlio di Venilia e nipote di Giuseppe). E che la porterà a rappresentare uno dei punti di riferimento tra gli esercizi commerciali della cittadina costiera toscana e di tutta l’area versiliese.

E’ in quegli anni che avviene il passaggio generazionale, da madre in figlio. La figura di riferimento della terza generazione dei Vivoli è incarnata del signor Lino, che nel corso della sua attività diverrà una vera e propria “istituzione” del commercio viareggino.

Cambia il mondo e con il boom economico e l’esplosione del turismo di massa muta la clientela e viene richiesto ai Vivoli un nuovo sforzo di creatività. E’ dei primi anni settanta (dopo una parentesi durata dal 1963 al 1969) l’apertura di un secondo negozio, posizionato strategicamente sulla “passeggiata” viareggina  – il lungomare liberty che costeggia gli stabilimenti balneari più antichi – gestito dalla quarta generazione della stirpe, rappresentata da Massimo, l’attuale responsabile dell’azienda. La nuova attività nasce per intercettare la clientela costituita dall’aumentato contingente di turisti e per seguire quella che è stata l’evoluzione dei luoghi di socializzazione della cittadina, che si spostano progressivamente verso il mare.

Seguono anni di successo imprenditoriale, nel quale il nome Vivoli rimane sinonimo di alta qualità dei prodotti e di servizio impeccabile, nel continuo sforzo di soddisfare al meglio le esigenze di una clientela che esprime una domanda sempre più varia e sofisticata. Il “negozio Vivoli” (nelle sue due incarnazioni in centro città e sul lungomare) è in quegli anni, in virtù di un’accumulazione di credibilità maturata nella sua storia centenaria, una delle imprese commerciali più conosciute della Versilia.

Gli anni duemila registrano un’ulteriore profonda trasformazione per l’azienda, segnata in primo luogo dalla scomparsa del signor Lino e dalla quasi contestuale chiusura del negozio in Piazza Garibaldi (verificatasi nel 2003): il livello di identificazione tra l’uomo e la sua attività ha reso per la famiglia naturale tale scelta.

Nel 2010 avviene il vero spartiacque nel cambiamento di strategia imprenditoriale, anno in cui si avverte chiaramente la necessità di modificare il modo di fare impresa commerciale nel settore dell’abbigliamento.  Il mutato scenario e l’agguerrita concorrenza mossa dalle catene monomarca, insieme alla scelta dell’imprenditore di dedicarsi in misura più organica alla propria associazione di categoria, consigliano a Massimo Vivoli di rinunciare alla gestione diretta dell’esercizio commerciale, dando in affitto l’attività.

Gli investimenti odierni dell’azienda Vivoli, condivisi e maturati sempre nell’ambito familiare e supportati da consulenze strategiche esterne, mirano al ritorno ad una responsabilizzazione diretta attraverso la riproposizione di un modello imprenditoriale che preveda l’acquisto su mercati esteri di prodotti di abbigliamento di alta qualità e la loro commercializzazione con marchio proprio.

Il segreto del successo imprenditoriale

Il grande legame con la clientela,  che è sempre andato ben oltre la sua semplice fidelizzazione, e la voglia continua di compiere investimenti e di intraprendere percorsi anche rischiosi hanno negli anni caratterizzato il fare impresa dei Vivoli. I motivi della tenuta e dello sviluppo nel tempo dell’azienda risiedono proprio nella sua continua tensione verso l’innovazione (organizzativa o di prodotto che sia), sempre nel rispetto dei principi del fare impresa alla giusta maniera.

La filosofia che contraddistingue l’azienda Vivoli ha privilegiato, insieme alla scelta di puntare alla qualità, l’investimento nel capitale umano dell’azienda, vero e proprio punto di forza dell’impresa. L’imprenditore ha sempre puntato ad un rapporto partecipativo con i propri dipendenti, al punto che essi sono da sempre stati considerati più che “forza lavoro” come dei collaboratori coinvolti nel progetto commerciale. Questo ha prodotto una reciproca disponibilità ed ha consentito di raggiungere risultati che hanno soddisfatto contemporaneamente la proprietà, i dipendenti e, grazie a standard di servizio eccellente, gli stessi clienti.

“Dalla bottega all’impresa” non è stato allora solo uno slogan astratto ma il reale concretizzarsi dell’evoluzione che ha caratterizzato l’azienda negli anni. E che si associa bene al sentimento di chi, come Massimo Vivoli, “il commercio lo sente dentro l’anima” e svolge anche un ruolo di “educazione dei gusti” e di “tutela del fare libera impresa”. Un concetto espresso da un’immagine che riassume vividamente il senso del servizio che permea l’azienda: quella del signor Lino Vivoli che alla sera, prima di abbassare la serranda del negozio, “si affaccia in strada e controlla di essere sempre l’ultimo a chiudere”.

Il contesto attuale e le sfide per il futuro

Il ruolo del commercio secondo Massimo Vivoli è ad un bivio. Sono in condizione di venire meno, infatti, la sua funzione di servizio di utilità sociale, nonché quella di “ammortizzatore sociale” che il commercio al dettaglio tradizionale ha svolto negli anni passati e che in parte ancora oggi continua a svolgere. Quando la grande industria ha espulso negli anni manodopera o ha praticato politiche di prepensionamento, molti di quei lavoratori si sono ricollocati intraprendendo in prima persona un’attività commerciale di prossimità, se non addirittura mettendo a disposizione dei propri figli quel capitale iniziale (derivante magari dalla liquidazione) necessario per aprire un negozio.

La mancanza di ricambio generazionale, in tutti i comparti del commercio al dettaglio, costituisce poi un’ulteriore stringente problematica che coinvolge anche la sopravvivenza della vita comunitaria dei piccoli centri.

Il rischio concreto, anche per contesti come quello in cui opera l’imprenditore (Viareggio) è la perdita di identità storica e finanche culturale insita in un modello di commercializzazione che troppo spesso è stato dimenticato nel suo intrinseco valore di coesione sociale. La “Bottega del Vivoli”, ad esempio, ha sempre rappresentato un punto d’incontro cittadino.

Alla scomparsa dei negozi tradizionali, caratterizzati da una commercializzazione condotta a livello di multimarca, ha fatto da contraltare un aumento di forme quali il franchising monomarca, con tutte le ripercussioni che tale fenomeno può portarsi dietro e che scaturiscono nel paventato passaggio da “commerciante” a “rivenditore”.

L’equilibrio, dunque, tra grande distribuzione, media distribuzione e commercio al dettaglio, che ne garantisca la compresenza e il reciproco sviluppo, per Massimo Vivoli è l’unica ricetta vincente per un settore cruciale come il commercio, e va garantita dall’azione congiunta delle associazioni di categoria e dei decisori pubblici, sia a livello comunale che sul versante regionale.

Senza tralasciare l’azione di accompagnamento che gli organismi di rappresentanza svolgono, stimolando il confronto tra colleghi imprenditori sui territori, un dialogo capace di contribuire all’accrescimento reciproco e allo scambio di specifiche professionalità .