Sintesi dell’intervento del presidente di Rete Imprese Italia, Ivan Malavasi, alla Conferenza Internazionale “Contrastare il declinismo dell’Europa: una nuova visione per le imprese italiane” Roma, 6 novembre 2013

L’Italia può uscire dalla crisi. Come? Contrastando frontalmente il pessimismo ma, soprattutto, il declinismo. Rischiamo, come Paese, di rimanere prigionieri di un atteggiamento depressivo molto pericoloso. Non va bene. Dobbiamo fare come le imprese, soprattutto le piccole, le medie e le piccolissime che, in questi anni, non hanno mai smesso di reagire, come dimostra il loro impatto sull’economia.

Il fatturato delle nostre Pmi supera oggi quello delle grandi imprese britanniche e francesi, e rappresenta i tre quarti del valore aggiunto delle grandi imprese tedesche.

Il sistema imprenditoriale italiano non è un freno allo sviluppo, ma costituisce l’autentico punto di forza del sistema Paese. Purtroppo, la volontà e l’energia delle imprese, e degli imprenditori, non incontra un adeguato sostegno dall’ambiente esterno, poco adatto a generare sviluppo.

Il Presidente Malavasi
La sala durante la Conferenza

Per questo Rete Imprese Italia si appella alle istituzioni italiane ed europee perché compiano una profonda inversione di rotta che permetta di integrare rigore, crescita ed equità. Al Governo nazionale, e alle Regioni, Rete Imprese Italia chiede di utilizzare al meglio i Fondi europei per lo sviluppo, vincolandoli al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi sul territorio per le reti d’impresa diffusa, vigilando sul corretto utilizzo dei Fondi e monitorando la qualità della spesa.

Alle istituzioni europee, inoltre, Rete Imprese Italia chiede di puntare prioritariamente a:

  1. dare continuità alle politiche di aggiustamento strutturale, da affiancare a interventi di miglioramento dell’efficienza e della qualità della spesa
  2. migliorare l’accesso al credito, garantendo forme adeguate di partecipazione al capitale e valorizzando le nuove opportunità di finanziamento offerte dalla Bei;
  3. indirizzare al meglio le risorse comunitarie, soprattutto verso progetti di immediata cantierabilità e verso piani per favorire l’occupazione giovanile.

L’Unione europea deve, altresì, evitare che interventi come la tassazione sulle transazioni finanziarie e la lotta alle frodi Iva internazionali possano produrre ulteriori aumenti della pressione fiscale, ormai insopportabili per imprese e famiglie.