La direttiva comunitaria che impone alle pubbliche amministrazioni di saldare i propri debiti entro 60 giorni è stata salutata con favore dal mondo delle imprese ma restano dubbi e perplessità sulla capacità reale di rispettare i tempi da parte dei nostri enti pubblici. Per il presidente di Rete Imprese Italia e di Confcommercio, Carlo Sangalli, “la direttiva Ue costituisce un importante traguardo per le imprese italiane che soffrono il pesante ritardo dei pagamenti. Però non bisogna dimenticare in quale contesto stiamo affrontando questa crisi: il livello di sofferenza dell’economia reale resta ancora levato, i consumi bassi e l’accesso al credito complesso”. “Basti pensare – ha aggiunto Sangalli – che nel 2009, solo nel commercio, si sono registrate 28 mila imprese in meno e nel primo semestre del 2010 le imprese commerciali si sono ulteriormente ridotte di 12500 unità”.  Il problema è che gli Stati dovranno adeguarsi alla direttiva entro il 2013 e, secondo Sangalli, “bisogna evitare di arrivare a quella data con un provvedimento di cui usufruiranno solo i pochi che saranno sopravvissuti alla bufera di questi anni”. “Dunque servono – ha concluso il presidente – misure immediate e soluzioni pratiche da affinare durante i 24 mesi che separano dall’entrata in vigore obbligatoria della direttiva”.