La Fondazione R.ETE. Imprese Italia discute sulle prospettive di sviluppo dell’Italia nel contesto europeo

Oggi, 24 Febbraio, presso la sede di R.ETE. Imprese Italia, si è tenuto il primo di un ciclo di incontri che la Fondazione R.ETE. Imprese Italia dedica agli scenari dello sviluppo.  All’incontro hanno partecipato Giuseppe De Rita , Presidente della Fondazione, Giorgio Guerrini , Presidente di R.E.TE. Imprese Italia e Paolo Savona , Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, insieme ad esponenti del mondo istituzionale, datoriale, sindacale ed universitario. Il seminario ha avuto come obiettivo quello di sollecitare la discussione sui vincoli e le opportunità che l’Unione Europea e l’Eurozona stanno offrendo e offriranno nel futuro agli Stati Membri e al sistema produttivo degli stessi.

Il Professor Paolo Savona  nel suo intervento introduttivo ha esposto la sua personale tesi sostenendo che «l’assetto istituzionale attuale dell’UE avvantaggia solo pochi Paesi a discapito di molti altri, tra cui l’Italia. E’ dunque fondamentale sciogliere questo nodo politico che va minando l’Unione Europea, soprattutto in assenza di una reale unione politica europea, propriamente definita. Le scelte fatte quasi venti anni orsono si sono dimostrate insufficienti per invertire la tendenza italiana al sottosviluppo ed è nostro dovere ridiscuterle senza pregiudizi». Il professor Savona ha dunque indicato come per l’Italia la strada da percorrere è duplice: «un piano A “lacrime e sangue”,  che prevede l’implementazione di pesanti politiche interne di riforma della finanza statale, del lavoro e dei capitali e un’implicita accettazione della leadership dei Paesi guida europei. In alternativa un Piano B,  attraverso il recupero della sovranità monetaria e di regolamentazione del  mercato». Savona è convinto che «una crisi “severa” (come quella rappresentata dall’abbandono dell’Euro) sollecita azioni positive rispetto a una crisi “strisciante”, soprattutto in virtù del fatto che i costi dell’uscita dall’Euro e dall’UE sarebbero più violenti, ma di breve durata, consentendo al Paese di riprendere il controllo del proprio futuro. Una scossa che potrebbe essere attutita da una delle caratteristiche più tipiche dell’antropologia nazionale, ovvero la capacità al sacrificio».

Il Presidente  di R.ETE. Imprese Italia  Giorgio Guerrini  ha evidenziato che «il deficit di crescita e il ritardo nella creazione di un ambiente favorevole alle imprese e al lavoro costituiscono una zavorra pesantissima che deve essere assolutamente rimossa. Ciò nell’ottica di ragionare senza rassegnazione ma in chiave prospettica, per assicurare anche alle generazioni future possibilità e benessere».

Giuseppe De Rita ,  Presidente della Fondazione, ha messo in risalto che esiste «un nesso strettissimo tra declino economico e degrado  antropologico: negli ultimi anni sembra essere venuta meno l’epopea degli “spiriti vitali” che hanno animato e fatto crescere il tessuto produttivo italiano. L’europeismo rimane un sentimento radicato nella psicologia collettiva degli italiani, che si configura però sempre più come timore rispetto ad un eventuale perdita del legame europeo, più che come una convinzione autentica».